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lunedì 1 marzo 2010

Last Fair Deal Gone Down

Dovrei sentirmi un fottuto leone.
Invece mi sento fottutamente fragile.





The Great Cold Distance

Mi sono persa nel tuo profumo.
Ti ho aspettato. Per giorni.
E poi sei arrivato.

Hush little baby
Don't you cry
Truth comes down
Strikes me in the eye
Turning seasons within

Per la strada ti pensavo. Pensavo a come sarebbe stato quando saresti arrivato. Vedevo le immagini di cosa sarebbe potuto succedere in tutta la luce che mi circondava. Immaginavo il tuo profumo, il profumo della tua pelle contro la mia, sudata. Ho pensato a tutto quello che avremmo potuto fare e a tutto quello che è successo, in che modo è successo. Adesso penso al modo in cui è finito.
Adesso ricordo le tue mani sulle mie labbra, le dita che mi sfioravano piano, le mani aperte sui miei fianchi che mi stringevano e mi tiravano a sé. Le tue mani sulle gambe e sul collo. Contro la mia schiena.
Mentre mi baciavi.

Brand new nails across my skin
Who am I to imply?
That I was found and I found you in the white
To overcome this I become one with
Quiet colder late November

Una cosa così non l’avevo provata mai. Con nessuno. E sei arrivato tu. Hai stravolto tutto quello che avevo. Alla fine hai avuto paura di me. Ero tra le tue braccia e hai avuto paura di me.
E’ che penso che ti stai sprecando, quando penso che nella vita uno dovrebbe solo pensare a salvarsi, ad essere salvato, ad essere abusato e ad abusare. In quanti modi una persona puoi prendertela e può essere davvero tua. Li ho seguiti tutti e con te è stato strano. E’ stato dimenticare il passato e viverci dentro. Con dolcezza. Sai meglio di me che è la dolcezza che uccide davvero. E vivere nel passato è stato incontrollabile, perché il passato è stato il tuo e ho cercato di entrarci. Una specie di via per farmi largo nella tua vita. Ma non è così che conosci una persona e te la prendi, provando sempre ad essere chiara per farmi capire. E’ stata una corsa. A perdifiato. E per raggiungerti. Ti ho detto che era così e che mi fermavo solo quando sbattevo contro un muro, i muri che mi hai messo tu. Ti vedevo aspettarmi alla fine. Tutto ciò che si vuole è lontano, ma torna Transfiguration. Le cose che vuoi devi prendertele. L’emozione carnale è solo un’emozione. Non ti avvicina alla gente. Non te la prendi così. Devi dargli la tua vita per prendertela. E tu non hai avuto il coraggio di vivermi. Ma va bene così. Va bene perché volto pagina con una cinica lucidità, ogni volta. Indifferenza verso ogni ideale umano. Ma sono una bestia, e lo sai. Le cose che mi circondano sono solo passione. E ho solo quella. Passione. Non era intesa. Era passione. L’intesa è solo una comodità di qualcuno, e te la dà perché ti vuole tenere stretto, e per sé. Io non voglio niente e nessuno. Non come hai capito tu. Non voglio averti per guardarti e per divertirmi. Divertirmi non in quel senso almeno. Voglio averti per viverti, e la sottile differenza la conosci benissimo. Sai cosa vuol dire. Perché per un giorno solo, un unico giorno, tu hai vissuto me. Tutti i casini e tutto il dolore del prendermi. La coscienza dell’essere violento mentre lo eri e mentre volevo che lo fossi. Una persona devi prendertela con violenza, e devi farti abusare per essere sincero. Devi aprirti. Devi bruciarti per essere sincero. Devi sfinirti e devi finire per non avere più niente per dare solo te stesso. Teorie strane, lo so. Ma lo sai perché siamo qui e perché sto scrivendo questo. Aspetto che in qualche modo la vita ritorni. Prima o poi, anche se se ne va e ti senti solo, perso, vuoto, quando meno te lo aspetti, la vita ritorna. E quando meno te lo aspetti se ne va di nuovo. E’ normale, è un’abitudine. Nel frattempo puoi cambiare. Sono diventata chi volevo, chi non volevo, ho fatto la bambina e la stronza, un giorno ho completamente cambiato atteggiamento e un altro sono tornata ad essere quello che ero 6 anni fa.
Con la stessa testa.

If you don’t see I remain unseen
Till this time to be remembered
So I had a green light
I was lost in city lights
Not so far from a try
This is not our last good bye

Nel buio della stanza. Lo sai che il buio mi piace. Non per vergogna. Non di certo per vergogna. Anche se ci sono state volte in cui non volevo assolutamente vedere. Oppure volevo solo perdermi in tutto quello che stavi facendo. Quanto sei stato impetuoso, con me. Ogni volta che mi hai legato e mi hai preso. E pensare che dovevo essere io quella che doveva avere paura. Mi hai detto che ti piace il fatto ch’io sia consapevole di tutto e che non mi tiro indietro, no, mai, nonostante tutto, dal fare pazzie. E quando ti ho legato sei entrato in crisi. Forse ti è salita la paura. E se non ho fiducia è perché aprirsi e perdere tutto è doloroso. Per essere abusato deve esserci sempre qualcuno che vuole abusare di te. Anche se una sottospecie di rapporto del genere con me stessa ce l’ho, ma per fare tutto davvero, ci volevi tu.
Devi rischiare, no? Per vivere. Devi trovare il coraggio di farti uccidere da qualcuno, di piangere e di gridare, per sentirti vivo davvero. Amore per la violenza, non solo sul corpo, anzi, e la dolcezza, diocane, devi mettercela solo quando mi tendi la mano per farmi rialzare dopo tutto quello che mi hai fatto e che ti ho fatto fare.


You come clean, waves collide now.
Defenceless numb points
And no voice of reason
So, how come you invited me too, you knew I wanted you.
You glide above.

The Great Cold Distance. Non avrei mai pensato che un album potesse essere più adatto a una situazione così. Ho persino sognato che me lo portavi tu. Proprio tu. Allora ho cercato di dartelo io, in qualche modo.
Si deve trovare la musica. La musica giusta, “perché non sia uno strappo quell’andarsene, ma una danza”. E una specie di abbraccio, stretto, quando tremi. Sai quant’è importante, per me, che ci sia una musica. Una lama, quando serve, che non faccia troppo male, per fare uscire tutto quello che si ha dentro senza neanche dire una parola, una sola.

So, this night belongs to you. I know this isn't through.
Are you dead too long?
I see the bright lights, it's the month of July.
It's violent here, why have you left me?
If only you could stay, and keep me in.
It's violent here, why did you run from me?
So, how come you invited me to, you knew I wanted you.
You glide above.

Ti ho detto di venire, e che non sarebbe successo niente. Sei venuto e mi sono girata dall’altra parte e mi hai abbracciato. Ti ho sentito stretto a me, contro la mia schiena, il petto, le braccia strette sulla pancia, le labbra appoggiate sul collo dopo avermi spostato i capelli e il respiro. Secondo te avrei dovuto essere indifferente a tutto questo, e te hai pensato ci fosse un doppio fine. Stupido. Con la mano che mi accarezzava. E io mi sono solo girata.
Ho sentito le tue labbra. Per la prima volta. Non ricordi com’è stato. Con gli occhi chiusi. Le labbra che ti cercavano ogni volta che andavi via.

 
So, this night belongs to you. I know this isn't through/true.
I am dead too long.
Heat, night devour me.
Heat, night devour me.
I see the bright lights, it's the month of July.
It's violent here, why have you left me?
If only you could stay, and keep me in.
It's violent here, why did you run from me?

Me ne sono andata io, ora. E mi stai cercando. Ma non mi piace perdere tempo. Volevi essere convinto. E volevi essere capito. Io non posso e non voglio farlo. Non è compito mio. Non è compito mio capire le tue cose, così come non è mai stato compito tuo capire me. Smettila di chiamarmi. Adesso, lo stai facendo. Il nostro unico compito era prenderci tutto. E non l’abbiamo fatto. Non c’è molto da dire. Niente che non sia già stato detto. Me ne sto qui, aspettando che la mia vita ritorni. Lo fa sempre e così posso continuare. Tu dimenticami.
Sta diventando una cosa superflua perché ci ho pensato troppo. Te l’ho detto, te l’ho chiesto. Sono stanca di vittime e carnefici che non esistono, di gente che si fa traviare quando alla fine è solo totalmente incapace di rispondere. Sono stanca. Stanca di essere definita “complicata”  quando hai visto che tutto è dannatamente semplice. E mi basta quello che ho. E anche quello che non ho. Anche se mi manchi. Anche se ti immagino appoggiato a qualche muro, fuori da qualche parte, mentre provi a chiamarmi. Ma non voglio più fare compromessi con nessuno e non voglio più cambiare. Non voglio più adattarmi. Voglio solo essere così. Solo per me.

Rainroom (2) T.E.C.O.S.

Facciamo così, facciamo un’ipotesi, facciamo che l’unico punto fermo nella mia vita l’ho trovato e quel punto sono io, facciamo che è un punto incostante e facciamo che è un sogno, facciamo che mi sono svegliata alle 19.45 di un qualunque mercoledì pomeriggio e facciamo che mi sono svegliata terribilmente sudata, facciamo che mi sono svegliata con la stessa voglia di stamattina, la stessa voglia di bere, e facciamo che mi sono svegliata nella stessa identica situazione. Facciamo che io non ho bisogno di tutto questo.

Mute and sick.

Una bambina cammina per le strade della sua città. Una città vecchia, stile classico o quasi medioevale, stradine piccole fatte di pietra, piccole salite e piccole discese, piccoli archi ed erba che cresce su nei muri, sotto il sole. Ogni tanto questa bambina prende e se ne va, e comincia a girare per le stradine di questa città, settantacinquemila abitanti, centro storico di pietra e periferia di asfalto arido, campagna secca tutto attorno, cosparsa di ulivi e di grano.

Allora lei prende, a casa si fa uno zainetto, se lo mette in spalla, dice alla mamma che va giù a giocare con gli amici di quartiere, invece prende e si mette a girare, si fa la prima stradina, si fa la seconda, per andare ogni giorno un po’ più lontano e conoscere la sua città, per vedere cosa fa la gente durante il giorno, adesso solo durante il giorno, una volta una signora stende i panni, una volta un’altra se ne sta seduta ore ed ore su una sedia fuori al suo piano terra, un’altra un signore se ne sta a fumare fuori al balcone con la faccia scocciata perché qualcuno da dentro gli urla dietro, vede altri bambini che giocano, altri mano nella mano alla madre o al padre, altri picchiati nel bel mezzo di una strada, e se lo tiene tutto dentro, segreto, e prima di cena torna a casa, mangia e non dice nulla, se lo tiene per sé e dopo lo scrive tutto su un piccolo diario, aggiornato giorno dopo giorno, e dopo anni conosce un uomo, lo uccide e lo scrive.

Un giorno una ragazzina si sveglia e pensa a quello che ha fatto, ha finalmente cominciato ad uscire la sera con una sua amica, torna presto, questo sì, ma aspetta sempre quell’orario per prepararsi e andare via, e aspetta di tornare per fare cronaca sul suo piccolo diario che sta in un cassetto, sempre quello, da anni e anni, oggi ho conosciuto uno, oggi ho conosciuto un altro, e ho incontrato una ragazza, quel tipo mi piace, quello mi sta sul cazzo, oggi mi ha fatto incazzare mio padre, mi hanno trattato come una cretina, mi sono divertita, ho fumato, mi ha telefonato quel tizio e mi ha chiesto di uscire e io gli ho detto che se ne poteva andare a fanculo, stasera sono uscita e mi sono presa una birra, sai diario ho cominciato a fumare, ieri sera mi ero vestita così, oggi ho avuto un’idea, oggi ho visto qualcuno che mi sembra già di conoscere, mi sembra di averlo già visto, sì, da qualche parte prima, in qualche strada.

Una quasi maggiorenne si sveglia e comincia a piangere, prende il diario che da anni è nello stesso cassetto e lo apre, inizia a scrivere e continua a piangere, mette su un cd e continua a piangere, domani parto, scrive, e mi lascerò tutto questo dietro, domani parto, allora, finalmente, e dimenticherò tutto questo, piangendo, dimenticherò tutto questo, piangendo di gioia, nuova vita arrivo, scappo, perché c’è qualcuno che mi aspetta in un posto lontano.

Oggi una donna scrive da un posto lontano, la sua vita è cambiata, lei non più di tanto, forse solo d’aspetto, allora lei a un certo punto della giornata si siede su due cuscini azzurri a terra, sopra un tappeto mezzo bianco e mezzo marrone, si accosta trascinandosi al comodino, apre il portatile e lo accende, documenti, lost in tears, nuovo, documento di microsoft word, pensa un po’ a come dovrebbe intitolarlo, stavolta, e comincia a pensare davanti a un finto foglio bianco, il diario è finito e così ci mette meno tempo, ripensa agli urli e ripensa ai pianti, agli scatti di violenza, pensa alla rabbia, a tutta la rabbia, magari non sarei mai diventata così senza tutto quello che mi è successo fin ad ora, allora forse devo essere anche un po’ felice, un po’ felice per tutto quello che nella mia vita è successo, anche se adesso, in questo fottuto momento, l’unica persona che voglio, cristo, l’unica persona che voglio, che voglio davvero, non mi capisce, non ha idea di chi io sia, non ha idea di cosa pensi, non ha idea di cosa voglia, non ha idea di dove voglia andare, scappare ancora, in un posto lontano, ho sognato che qualcuno che ho aspettato per tanti anni finalmente è arrivato, mi è venuto a prendere, siamo andati a Berlino, Berlino, chissà perché Berlino, poi, siamo andati via, poi il telefono ha squillato e mi hanno svegliata, ho odiato chi mi ha svegliata, ho continuato a dormire solo per quel sogno e a un certo punto mi hanno svegliata, ho dormito 12 ore per continuare un sogno, diocane, ed è finito.

Mi sono arrampicata per quattro piani per arrivare alla tua finestra e vederti dormire per innumerevoli ore. Ti ho visto dormire e sognare, muoverti, sospirare e parlare, da dietro la finestra, sospesa su un vento freddo.
Se fossi almeno un po’ normale, facciamo un’ipotesi, se fossi almeno un po’ normale, adesso starei decisamente meglio, o sarei talmente vuota da non riuscire a provare nulla per stare male.

Facciamo un’ipotesi, se ho la possibilità di ucciderti, un giorno prendo e impazzisco e ti uccido, sì, ti uccido, magari arrivi ad essere un po’ come me e arrivi a capire.
Facciamo un’ipotesi, facciamo che ti fermi completamente e cominci a fare i conti con te stesso e non resisti e non ci riesci e vuoi tornare indietro ma non puoi e vorresti scappare, allora, e vorresti rinchiuderti tra le mie braccia per essere protetto. Facciamo che cominci a fare i conti con te stesso. Facciamo che finalmente questa realtà la capisci e la affronti. Facciamo che capisci che io sono una bestia e te un autistico del cazzo.

Mi sono svegliata un giorno e ho visto che tutto quello che avevo nella notte era crollato, e ho pianto. Vivo nell’instabilità di un sogno e nella sua volubilità.
Ora, dopo di lui, ho ancora speranze. Io sono quello che sono.

Ho tre grandi passioni nella mia vita. Tre grandi passioni, una enorme delusione, incostanza, allucinante impulsività e carnalità. Nessuno riesce a tenermi testa e sono così solo per divertimento, proprio nel senso che mi diverto a vedere cosa fanno le persone quando hanno me davanti che sclero in un flusso di coscienza che farebbe tremare il più pazzo dei pazzi. E sono praticamente amorale. Sono egoista per metà della definizione e ho un atteggiamento che è sostanzialmente accentratore. L’unico mio valore morale, l’unico a cui davvero mi prostro, è la sincerità, la schiettezza. Chi mi conosce lo sa. Mi faccio ben pochi problemi. Questo implica avere strani rapporti con la gente, ma non saprei come essere diversa o come vivere diversamente. Mi sento un po’ un animale da circo, ma nel fare i conti preferisco questo ad altro. Ma sono arrivata a un punto morto, di stallo, e non riesco più a trovare le parole.

Vivo nell’instabilità di un sogno e nella sua volubilità. E io sono quello che sono.

Ho un’immagine nel cervello, che gira. Un giorno io mi sveglierò e tutto il mondo sarà cambiato, e tutto quello sarà finito. La sensazione che il silenzio sia cambiato e che non ci sarà nessun angelo di Transfiguration a proteggermi. Alla fine, siamo soli. E anche all’inizio. Tutto sta ad essere immensi padroni di noi stessi in una vita fatta di instabili e volubili sogni.
Ci sono le emozioni e ci sono le parole. C’è una assurda, cinica, lucidità. E un allucinante, intenso, impeto. Una specie di viaggio sul mondo, e dentro le persone. Quando passi ci entri dentro, in un freddo brivido. Tremante. Piccoli shock. Emozioni improvvise e violente. Percosse sul corpo. Ci finisci collassato. E in questo ci sta tutta la poesia, nel rialzarti massacrato e trasfigurato.

Ti fai problemi lo so. Non hai neanche il coraggio di chiedere un bicchiere d’acqua a un tizio e invece, magari, te lo scoperesti con tutta la naturalezza del mondo su quel cazzo di letto. Come se piangessi per un’emozione troppo forte.
Quando improvvisamente ti fermi mentre cammini in mezzo alla strada, o mentre stai facendo una qualsiasi cosa, e ti rendi conto che magari non ci stai tanto con il cervello e meccanicamente ti limiti. Cazzo, io non ci sono mai riuscita. Anch’io ogni tanto mi fermo e mi dico che non ci sto tanto con il cervello… e alla fine mi dico puntualmente che non mi serve. E ti faccio una bella impressione del cazzo.

"Ho visto tutto finire molto tempo prima che finisse.
Abbiamo visto tutto andare via e
poi io ti ho visto andartene con lui, e io non posso controllare più niente.
Quando mi hai detto che la vita non può essere quello che vuoi e io voglio davvero tutto."

C'era troppo casino in quel posto. La gente, centinaia e centinaia di persone, andava e veniva come se fosse assolutamente normale farlo, e niente di straordinario in quella massa di vita, tutta quella gente in una sola stazione a 25 binari tra arrivi e partenze, e il sole, caldo nel freddo di ottobre, e arriverà tra un po', anche se non se l'aspettava, anche se è un'improvvisata, arriverà, tra un suo impegno e l'altro, e sarà felice per questo, perchè io sono qui per questo, e arriverà e noi, insieme, andremo via, adesso che c'è tanto spazio in me anche per lui, e nel frattempo aspetto e penserò a tutta la mia vita, sono una grande stronza io, mai avuta pietà per chiunque cercasse di avvicinarmi e di avermi più di quanto io avessi consentito, era terribile, ma nessuno capiva, nessuno, e adesso lui, ed è iniziato tutto come un gioco, lui era lontano e io volevo solo divertirmi, poi sono entrata in lui e lui è entrato nella mia vita, un gioco, un flusso di coscienza ed un rifiuto, è quello che ricordo adesso, quando ci penso, qualcosa di troppo grande, bruciato, lui e l'attesa, e quando ci penso a lui quasi mi sale lo schifo, ma non sapeva e non voleva amarmi per quello che io sono, piccolo essere infelice e grande, la vita fatta di sfumature, la mia vita fatta di sfumature, perchè sono le sfumature a dare vita ai colori.
Dopo anni so che lui, quel giorno, non è mai venuto.
L'ho aspettato e lo sto aspettando. E' inutile dire che l'attesa uccide, soprattutto per chi, come me, nella vita è sempre stato bestia forzata degli eventi e per un'unica volta è partito e non è più tornato.

"Ho visto tutto finire molto tempo prima che finisse.
Abbiamo visto tutto andare via e poi io ti ho visto andartene con lui, e io non posso controllare più niente.
Quando mi hai detto che la vita non può essere quello che vuoi e io voglio davvero tutto."

Ti ho sognato. In un istante mi sono ricordata tutto quello che è successo. Tutte le emozioni protratte per così tanto tempo. Non so neanche come sia stato possibile. Penso che se tu fossi qui, con me, il mondo scomparirebbe. Penso che se tu avessi il coraggio di stare qui, con me, questo mondo sarebbe migliore. La gente deve trovare la propria strada. Io i mezzi per seguire la mia.

To me it is strange. This feeling is strange. But it’s not gonna change for anybody. But it’s not gonna change for anybody.
 
Accuse me.
Trust me.
I never knew that you were the one,
You were the one
Oh.
 
It’s happening soon. It’s happening soon.
Its scent has been blowing in my direction.
To me it is new To me it is new
And it’s not gonna change for anybody. 

And it’s gonna be
Our last memory.
And it led me on
And on to you.
 
It’s got to be here.
It’s got to be there.
It’s got to be now.
Or I’ll lose forever.”

Voglio guardarti quando sei qui, davanti a me.
Voglio guardarti.
Negli occhi.
E voglio che mi guardi.
Voglio che in quell’istante
Trovi tutto il coraggio che ti serve
Per fissare ogni più piccolo particolare di me
In un ricordo che dovrai conservare.
Voglio guardarti negli occhi.
Voglio mettere In Your Shining Eyes.
Dopo tanto tempo,
Voglio che il mondo finalmente scompaia.
Voglio guardarti
Mentre trattieni il respiro
Mentre ti sfioro le labbra con le dita
Mentre ti accarezzo il viso con le mani
Mentre mi avvicino
E ti stringo a me graffiandoti la schiena.
Mentre ti bacio
Per la prima volta
Con una mano su un fianco.
Con una mano su un fianco e gli occhi chiusi.
In un gemito.
La mia pelle sudata, contro la tua,
per un abbraccio freddo.
Per un abbraccio che tutto toglie e tutto porta,
solo per quell’attimo.
Solo per quell’attimo ti riempie.


Alla gente che fa parte di un tempo lontano. A chi pensa di avere capito tutto della vita. A chi pensa di avere capito tutto della mia vita. A chi crede di amarmi. A chi credo di amare. A chi in un giorno lontano per un unico istante è stato solo con me e mi ha cambiato la vita. A chi ho sfiorato in tutta la mia vita per un’unica volta sulla mano. A chi aspetto che ritorni. A chi aspetto che semplicemente arrivi. A chi voglio che finalmente vada via. A chi mi ripete sempre che sono pazza, che non ho un cazzo di senso, e mi fa piangere. Agli attimi passati a pensare. A quella piccola violenza che arriva quando mi fai arrabbiare. Alla birra, alla musica e alle sigarette. A Socrate e a Metalhearts. A Metalhearts che alla fine è stato solo Gatsu, per me, che mi ha cambiato la vita. Ai cuori che battono nelle direzioni sbagliate, ancora. A Michela. E a me.

To sever myself
Exit all today
You can't see this
Did you ever say
I break sever
I will find a way
Visit me when I'm there

The weakness of hope
Is the strength of decline
Remember what's past ways
And what I've become
And this time I break
I will never make
Another day
Defiant to what's delivered
The joy of not being
Something I need
I'm only weather
But only to me

Deadhouse (1) T.E.C.O.S.

Supponiamo una cosa, adesso, facciamo così, proviamo a cercare di spiegare in un altro modo abbastanza semplice, per ipotesi, sì, facciamo un’ipotesi, facciamo che un giorno mi sono svegliata e dato che era tanto, un sacco di tempo, che sentivo dentro che mi mancava qualcosa di essenziale per essere felice, sono entrata in una stanza e un biglietto di viaggio mi è caduto tra le mani, un viaggio, non ci avevo mai pensato, credevo che non fosse possibile, fare un viaggio, non ci avevo mai lontanamente pensato, forse brevi gite, ma viaggi no, mai, ed ecco adesso che mi ritrovo un biglietto tra le mani, non è neanche troppo lontano il posto in cui devo arrivare, no, non sarà facile, questo no, quando mai qualcosa è facile, allora devo solo scegliere, partire oppure no, lascio tutto e parto oppure resto ancora qui, no, non è facile, il tempo che ci metto a decidere arriverà lui prima di me, da me, un viaggio, non so se voglio farlo questo viaggio, non so se ne ho il coraggio, non so se sarà rischioso, ma ho paura, e la paura non fa neanche in tempo a salire che il treno è già davanti a me, non lo so, non so se devo salire o tornare nella mia camera in affitto, l’ho scelta io quella camera in affitto, e sono andata via da casa mia per entrarci, ma alla camera non ci penso neanche tanto, non vale la pena continuare a stare in un posto che non è e che non sarà mai tuo, ci sono i ricordi, sì, ma i ricordi se ne vanno se non ti soddisfano abbastanza, e io sono davanti al treno, salgo e il treno parte, è partito, non ha neanche chiuso la porta e già è partito, e c’è tanta luce, troppa luce, accecante, corre, tutto entra dentro, tutto quello che c’è fuori è nitido e visibile, ma il treno va troppo veloce per capire bene cosa ci sia davvero fuori, inizio a tremare, cazzo sto tremando, e sto ascoltando una canzone, sempre la stessa, poi finisce e quando finisce scendo, prima stazione, il treno non se ne va, me ne vado io, sono scesa poco lontano e me ne sto andando, ho avuto paura, mi sento ancora l’adrenalina della corsa addosso, ma ho avuto paura e me ne voglio andare, magari mancherò a qualcuno nella mia camera in affitto, magari prendo un altro treno e torno a casa mia e mando tutti a cagare, e allora mi giro e inizio a camminare per la mia strada, cammino, vado avanti, poi mi volto, il treno è ancora lì e qualcosa mi dice che ho fatto un errore, ma non so se è giusto andarmene così, e in quel momento mi chiamano dalla mia camera in affitto e mi chiedono dove cazzo sono finita e io dico che sono sempre stata lì, e ripenso alla solitudine in quella camera del cazzo, mi volto, faccio uno scatto e corro verso il treno, ci salgo, la porta non fa neanche in tempo a chiudersi che siamo di nuovo in viaggio, siamo, siamo perché siamo in due, io e un tizio e fin adesso abbiamo solo guardato fuori, chissà se attaccherà bottone e mi dirà qualcosa, chissà se sarò in grado di dire qualcosa di decente senza rovinare tutto e magari non passare il viaggio da sola, ma per adesso abbiamo solo guardato fuori, con gli occhi nella luce, nelle cose che passano, nei colori e nei profumi, i profumi, il profumo della pelle, alle volte, il profumo della pelle è troppo forte, lo sento anche se è lontano da me, mi richiamano dalla mia camera in affitto, rispondo che non torno e che non mi devono scassare il cazzo, allora mano nella borsa, sempre la stessa, quella è un ricordo di una persona che non è mai stata come volevo io, prendo le sigarette, ne metto una in bocca, la tengo stretta tra le labbra, mentre nella luce cerco l’accendino, l’accendo, un grande lungo tiro, poi tutto fuori, fumo denso e disegni nell’aria, galleria, ho paura, sta durando tanto il buio, non vedo niente, solo il fuoco della sigaretta, non riesco a vedere nient’altro, un buio che dura una vita, mi prende la tachicardia, è tornata la luce, lui è davanti a me adesso e mi prende un colpo, mi chiedo cosa ci stia facendo lì a fissarmi e cosa ci faccio io qui a fissare lui, con la sigaretta in mano e la voglia di birra che ho tutte le sere, ma adesso non è ancora notte, ho una fitta, il braccio sinistro mi tira e mi brucia, una sensazione forte di dolore, che strano, così all’improvviso, ma non mi allarmo perché un dolore così l’avevo già provato, ma torno a tremare, lui si avvicina e sento la sua pelle, e tutto si ferma, per un piccolo istante tutto si ferma, e arriva un’altra galleria, penso che voglio bere fin quando non muoio di dolore, berrei anche adesso, ma sono le 10.46 di mattina e quello che provo mi spaventa, e sono stanca, sì, tanto stanca, stanotte per qualche forse inutile motivo ho dormito poco più di due ore e mi sono svegliata alle 4.47 spaccate e non sono più riuscita a dormire, ed ero scesa dal treno, sì, sono scesa dal treno, ho pensato avessero sbagliato passeggero e sono scesa, non sono ancora andata via, questo no, ma sono scesa, il treno non lo vedo più, penso sia ripartito, e ho messo un’altra canzone, anzi, ne ho messe tante, magari mi aiutano a capire qualcosa, e mi accendo l’ennesima sigaretta qui davanti e cerco di capirci qualcosa, penso che alla fine è stato troppo facile, ma se mi hanno lasciato scendere ci sarà un motivo, o forse mi hanno lasciato andare via proprio perché il motivo non c’era, e ho un sacco di cose per la testa adesso, forse dovrei risistemare la mia camera e attaccare tutti i testi che ho trascritto, devo spostare il pc e devo sistemare la ciabatta che se si sovraccarica è un casino, cazzo, il gatto, ogni tanto non me lo ricordo che c’è, penso che dorme, dorme sempre con la lingua di fuori e mi fa le fusa quando arrivo, allora arrivo e mi metto a letto, aspettami, lui mi aspetta e si mette a letto con me, che bello diocane, arrivo, ho ancora una canzone da ascoltare prima di andare definitivamente via, magari così l’odore della sua pelle andrà via, andrà via, magari mi manca dopo, sì, magari arrivo e voglio rivederlo e non ce la faccio più, sì, magari a un certo punto impazzisco e capisco che sto andando avanti senza punti fermi da un sacco di tempo, ma che anche se sono scesa ho ancora il suo profumo nel naso, penso che per un istante mi ha visto tremare e che non mi sono fermata, ma qualcosa è andato storto, magari devo solo aspettare che arrivi il fine settimana per avere le idee chiare, magari devo solo riuscire a mettere un punto. Un punto a tutto questo. Dimenticarmene, poi andare a capo.
 
May I Kiss Your Wound…?
Maybe that will heal my soul.
Free me from this tomb,
Light my darkness.
Make me whole.
Let me take your hand and together we shall fly
To a lonely place where as lovers we can die.
In a land so dark
Of seven moons
Eternal night
In this land of (a) thousand stars
Yet for us
There is no light.
 
May I Kiss Your Wounds?
Maybe that will heal my soul.
 
Lost In Tears 4.0 (con)templating Madness